lunedì 29 maggio 2017

Da eroiche a sospette. La rappresentazione delle operazioni di soccorso di migranti e rifugiati nei media

Da eroiche a sospette. La rappresentazione delle operazioni di soccorso di migranti e rifugiati nei media

Presentato il rapporto “Navigare a vista - Il racconto delle operazioni di ricerca e soccorso di migranti nel Mediterraneo centrale”: “chi promuove una delegittimazione dei soggetti Sar promuove le politiche dei respingimenti”

Di operazioni di ricerca e soccorso i media parlano, e tanto: presenti nel 13% delle notizie sull’immigrazione nei principali quotidiani italiani e nel 18% dei servizi sull’immigrazione dei tg in prima serata e legate soprattutto al racconto di naufragi (39%) e azioni di salvataggio (22%). Ma come se ne parla? A fotografare la rappresentazione mediatica delle operazioni Sar (Search and Rescue) è il rapporto Navigare a vista - Il racconto delle operazioni di ricerca e soccorso di migranti nel Mediterraneo centrale”, presentato oggi presso l’Associazione Stampa Estera da Osservatorio di Pavia, Associazione Carta di Roma e Cospe.

Organizzazioni militari e civili: quale il racconto di chi è operativo?

L’analisi di 400 tweet sulle operazioni Sar postati dagli account ufficiali delle ong più attive, di Eunavfor Med, della Marina militare e della Guardia costiera italiana ha consentito di rilevare importanti differenze nel racconto delle Sar da parte degli stessi attori coinvolti: se quello delle ong è un racconto costante nel tempo e spesso emotivo, che si sofferma sulle persone soccorse, quello di Eunavfor Med e della Marina è un racconto più tecnico, focalizzato sulla gestione delle azioni di intervento. Nel mezzo si pone la Guardia costiera, che alterna entrambe le tipologie di comunicazione. Diverso anche il linguaggio usato: gli attori civili parlano più spesso di “persone” salvate (nel 42% dei loro tweet), quelli militari di “migranti” (nel 77% dei loro tweet); il racconto delle ong è empatico nel 53% dei casi, mentre lo è solo nel 6% dei tweet delle organizzazioni militari. Ed è solo nel racconto delle organizzazioni non governative che troviamo riferimenti anche a ciò che accade prima e dopo il soccorso. «Nel caso dei soccorsi viene data voce ai protagonisti, esperti, operatori Sar o migranti che siano, nel 67% dei casi», così Paola Barretta, ricercatrice senior dell’Osservatorio di Pavia.

La rappresentazione delle Sar nei mainstream media

Con l’avvio di Mare Nostrum nell’ottobre 2013, in risposta ai tragici naufragi avvenuti il 3 e l’11 dello stesso mese, le operazioni di ricerca e soccorso acquisiscono centralità nel racconto dell’immigrazione: dagli arrivi sulle coste italiane agli incidenti, fino alla cronaca degli interventi stessi. Una narrazione che fino al 2016, se confrontata alla rappresentazione di migrazioni e migranti nel loro complesso, rappresenta una buona pratica: nonostante il tema dell’immigrazione sia divisivo, quello delle Sar è un racconto positivo, che mette al centro i protagonisti del soccorso e le loro azioni - organizzazioni e esperti hanno voce in oltre la metà dei servizi - presentandoli come “angeli del mare” e che, soprattutto, umanizza il fenomeno, soffermandosi su solidarietà e accoglienza. Se nel totale dei servizi prime time sull’immigrazione, migranti, rifugiati e immigrati stabilmente residenti in Italia hanno voce solo nel 3% dei casi, la percentuale sale al 14% quando si tratta di notizie relative alle SAR. Questo, almeno, fino ai primi mesi del 2017. Poi tutto cambia.

Da “angeli” a “taxi”

Con il video di un blogger divenuto virale prima e le dichiarazioni del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro poi, la cornice da positiva diventa negativa: un’ombra è gettata sull’operato delle ong. Si apre così una nuova fase del racconto delle Sar: l’operato delle organizzazioni che conducono questi interventi è messo in discussione, fino a dubitare dello spirito umanitario che le anima. A prevalere è ora il sospetto. «La narrazione delle operazioni Sar porta con sé diversi rischi tra cui la legittimazione di politiche migratorie più restrittive e la criminalizzazione della solidarietà» evidenzia Valeria Brigida, giornalista freelance tra gli autori del rapporto.
Non solo: i media talvolta confondono e sovrappongono i ruoli di organizzazioni militari e ong, mentre la diversità della loro natura e delle loro missioni è emersa anche, come osservato, nelle modalità di comunicazione da esse adottate. Afferma Anna Meli, Cospe: «Interrogarsi su cosa davvero succeda a livello di politiche globali, lo spostamento di attenzione è un po’ obbligato, ma come giornalisti è importante domandarsi perché stia accadendo un certo fenomeno e dove un certo tipo d’informazione istituzionale ci vuol portare a ragionare». E ribadisce Pietro Suber, vicepresidente dell’Associazione Carta di Roma: «Bloccare i migranti diventa la risposta più facile della politica agli umori della piazza. In questo contesto la ricerca che presentiamo oggi assume un particolare interesse per comprendere come si sta trasformando uno dei temi principali del nostro dibattito mediatico, pubblico».
Una cornice, quella del sospetto, che appare difficile da scardinare nonostante le repliche degli attori attaccati, fino a quando non sarà sostituita da un frame narrativo più accurato e aderente alla realtà. Tra gli obiettivi comunicativi portati avanti da Medici senza frontiere, sostiene François Dumont, direttore della comunicazione di Medici Senza Frontiere: «C’è la richiesta all’Europa di mettere in atto delle politiche concordate di Sar ma soprattutto di creare dei corridoi sicuri per arrivare in Europa». Tra gli strumenti comunicativi da utilizzare, Fabio Turato, politologo, docente presso l’Università di Urbino, sottolinea come sia importante «autodefinirsi prima di essere definiti dalla retorica portata avanti dagli imprenditori della paura nella cornice del tema immigrazione e ong».
Per approfondire e scaricare il rapporto clicca qui.

G7 E DINTORNI

G7.
Quello che volete sapere e i media non vi hanno detto.
Trump: veni, vidi, vici. E' venuto, ha visto, ha preso a schiaffi tutti e è andato via vincitore. Tra un po portava via anche il teatro di Taormina e l' orchestra della Scala. 
Sul problema migranti ha detto no, ''Cazvoli vostri sono''. Il nostro conte premier ha detto''L' importante è partecipare, il problema lo abbiamo portato al tavolo del G7, sono soddisfatto che il nostro documento sia stato preso in mano dai nostri partner internazionali prima di appallottolarlo e gettarlo nel cestino, anche senza leggerlo.
Ambiente: what's? A me bastano gli ambienti della Casa Bianca. Se intendete il clima, ebbene vestitevi a strati, o a cipolla, ideale per tutto l' anno.
Commercio: zitti e Mosca.


SUPPLEMENTO SATIRA PER I PARLAMENTARI

Commissione bilancio! Altro che Crozza, Albanese. Come i componenti della commissione bilancio non c' è nessuno.
I nuovi voucher, cioè i contratti Inps on line, sono stati reintrodotti nel giorno in cui si sarebbe dovuto votare per il referendum per l' abolizione di quel buono cartaceo che si comprava nei “Sali e tabacchi”, svilendo anche per il luogo di smercio la dignità del lavoro.
Questi parlamentari sono una forza della natura. Impareggiabile comicità. Non è giusto però: i parlamentari non possono fare satira sui loro provvedimenti. Questo è togliere il pane di bocca ai comici. 
I parlamentari sono pagati per fare altro.
Oh, non vorrei che adesso chiedessero il supplemento satira.

sabato 27 maggio 2017

G7. L' ITALIA BOCCIATA SUL PROGETTO MIGRANTI. Trump novello Marchese del Grillo

G7.

L' Italia bocciata sul progetto migranti, l' unico veramente importante per noi.
Il documento, con riferimenti ai diritti dei rifugiati, le motivazioni di questa emergenza immigrazione senza fine, i contributi positivi dei migranti.Tutto buttato a mare, in quel mare di Sicilia dove a migliaia perdono la vita i disperati che fuggono dai loro Paesi,
il governo di Roma – già in era Renzi – aveva scelto Taormina per questo G7 a guida italiana proprio per mettere i leader di fronte al Mediterraneo: bellissimo paesaggio eppure epicentro dell'emergenza.
A inabissare la risoluzione italiana è stato Stephen Miller, il falco di Donald Trump.
L'Italia spunta un accenno ad una "partnership" tutta da "stabilire" per "aiutare i paesi a creare nei loro confini le condizioni che risolvano le cause della migrazione". Stop.
Insomma i migranti sono caz...voli vostri e ci state a rompere.
Gentiloni è soddisfatto. Chi si contenta gode. E' un compromesso positivo, la dichiarazione, dice, poteva anche non contenere alcun riferimento all'immigrazione, e Trump addirittura poteva anche decidere di non venire a Taormina e snobbare il vertice dei Grandi.
Insomma Trump è il novello Marchese del Grillo: « Ah... mi dispiace. Ma io so' io... e voi non siete un cazzo! »

venerdì 19 maggio 2017

INTERCETTAZIONI : ‘’All the news fit to print’’

‘’All the news fit to print’’
Risultati immagini per nyt
è scritto sotto la testata del New York Times, tutte le notizie devono essere stampate, bisogna raccontare, fare una corretta informazione, guai a tacere le cose che accadono. E il NYT in questi giorni con il cosiddetto Russiagate e con Trump dimostra di essere il cane da guardia del potere.
A proposito delle polemiche sulle intercettazioni dei Renzi, babbo e rampollo, un cronista è obbligato a diffondere le notizie quando c’è un interesse pubblico. Inoltre “la gente deve essere messa in condizione di capire come si comporta a volte il potere, anche se le intercettazioni non hanno interesse penale e non siano utilizzabili. Se hanno un interesse sociale, se aiutano l' opinione pubblica a capire cosa si muove attorno a un fatto a una indagine penale è giustificata la loro pubblicazione.
Credo che sia diritto insopprimibile dei giornalisti la liberta’ d’ informazione e di critica, limitata dall’ osservanza delle norme di legge dettate dalla tutela della personalita’ altrui ed e’ loro obbligo inderogabile il rispetto della verita’ sostanziale dei fatti, osservando sempre i doveri imposti dalla lealta’ e dalla buona fede.
I principi fissati da questi due articoli sono il cuore dell’ autonomia della professione giornalistica.

Indro Montanelli, grande giornalista e maestro di giornalismo, aveva detto:

’’La verita’ e’ un ideale, non e’ una realta’, ce ne sono tante di verita’, non ne esiste una unica. Sarebbe certo facile se fosse una cosa oggettiva, sicura, ma non esiste una verita’ con queste caratteristiche. Esiste, invece, la ricerca della verita’, e il giornalista ha il dovere di cercarla, deve fare il possibile per raggiungerla, anche se non ci riuscira’ mai. La verita’, infatti, ha infinite facce impossibili da raccontarsi nella loro totalita’, non si possono riprodurre tutte.
 C’e’ una grande varieta’ di giornalisti, spero che in futuro aumentino quelli che tengono presente questo imperativo di ricerca, che va perseguito anche contro e a costo delle proprie convinzioni.
Oggi questo non viene fatto e ai lettori non resta che lo scetticismo, la scarsa ricerca della verita’ e’ certo uno dei motivi della disaffezione verso i giornali’’.

La funzione principale dei giornalisti e quella di raccontare la verita’, anche con domande scomode guai se non cercassero di farlo.

So che questa e’ una utopia, ma e’ una utopia a cui bisogna tendere. Altrimenti si nascondono i fatti. Altrimenti  non si fa una corretta informazione.
I politici attaccano la stampa che fa il suo mestiere, cioè pubblicare notizie, ma non fanno chiarezza sul contenuto di quelle registrazioni, che fanno capire, pur essendo penalmente irrilevanti, come vanno le cose in Italia, non solo in quei venti chilometri, come dice PierLuigi Bersani.
Oggi si vuole imporre il bavaglio ai giornalisti e ai giornali, annunciando nuovi provvedimenti: più controlli per le procure e procedimenti disciplinari per chi pubblica ‘’trascrizioni di conversazioni’’, chi vuole questo avrà mai letto come la pensava il più grande giornalista italiano o avrà mai conosciuto il  motto che è sotto la testata del NYT?
‘’Alcune notizie sono talmente importanti che non possono non essere diffuse’’.
I politici che vogliono mettere il bavaglio alla stampa sanno bene che quando un giornalista o un giornale pubblica intercettazioni coperte da segreto interviene il codice penale perché è un reato. La pubblicazione delle intercettazioni è già disciplinata dal codice di procedura penale.
Non necessariamente si deve pubblicare solo ciò che è penalmente rilevante  ma bisogna pubblicare tutto quel che è rilevante per l’ opinione pubblica. Se un parlamentare, un ministro, un segretario di partito parlano con un indagato non compiono alcun reato, ma i cittadini  hanno diritto di saperlo.
Mort Rosemblum, cronista, scrittore, reporter dell' Associated Press, dell' Herald Tribune, premio Pulitzer (per altre otto volte fu tra i nominati), scriveva:
''Quando arriva la chiamata nel cuore della notte un pompiere non deve fare altro che infilarsi i pantaloni e andare a spegnere le fiamme. Un giornalista deve dire ai lettori chi ha acceso il fiammifero e perché''.
I buoni giornalisti sanno bene che non si puo' scegliere la pappa pronta, sanno bene che non si puo' essere superficiali, sanno bene che ci si deve avvicinare il piu' possibile alla verita', sanno bene che devono scoprire e pubblicare informazioni che vadano a sostituire voci e illazioni e soprattutto resistere ai controlli governativi o eluderli e informare i lettori.
Il diritto di informare dei giornalisti coincide con il diritto di sapere dei cittadini. Non si può consentire una illegittima censura al diritto di cronaca a danno della pubblica opinione, rinviando sine die la pubblicazione di atti già noti alle parti e non più segreti, ricordo che se questa norma fosse stata già vigente, avrebbe impedito ai cittadini di venire a conoscenza di fatti delittuosi gravissimi, ledendo il loro imprescindibile diritto ad essere informati. Solo a titolo di esempio  ricordo ancora una volta le vicende della Clinica Santa Rita di Milano, le risate di due imprenditori alla notizia del terremoto dell'Aquila, il bacio in fronte del banchiere Fiorani a Fazio, la concussione di un giudice tributario e di un suo consulente per aggiustare una sentenza su controversie fiscali, le tangenti sulla Sanità in Puglia, sulla sanità in Lombardia, la P3, la P4, le torbide vicende del campionato di calcio, Ruby nipote di Mubarak…
Il commissario per i Diritti Umani, Nils Muiznieks, non molto tempo fa, auspicava la depenalizzazione della diffamazione portando così l’Italia in linea con gli standard europei. ‘’I giornalisti non devono andare in carcere per le notizie date e la diffamazione dovrebbe essere sanzionata solo attraverso misure proporzionate previste nel codice civile”.
Muiznieks, che è un giurista di nazionalità lettone, chiedeva a tutti i governi e a tutti i rapprentanti politici dei 47 Stati membri, fra cui l’Italia, richiamata esplicitamente, di ”dichiarare con forza” che gli attacchi ai giornalisti ”sono inaccettabili e non rimarranno impuniti”, saranno perseguiti con severità in quanto rappresentano una forma camuffata di censura che mina la democrazia.  Il Commissario citava l’Italia come uno dei Paesi membri del Consiglio d’Europa in cui quest’anno alcuni giornalisti sono stati attaccati per il loro lavoro mentre conducevano inchieste sulla mafia e sul malaffare.
Citando una sentenza della Corte di Strasburgo, aggiungeva che i governi nazionali hanno l’obbligo di creare un ambiente favorevole che consenta ai giornalisti di pubblicare senza timore di subire violenza e ritorsioni anche le informazioni e le opinioni che possono essere considerate scomode da chi detiene il potere economico, culturale o politico.

TRIBUNALE TORINO NEGA INDENNIZZO A DONNA VIOLENTATA

È sconcertante la sentenza del Tribunale di Torino per cui una donna, vittima di violenza sessuale e rapina, non riceverà nemmeno un euro di indennizzo dallo Stato, come previsto dalla direttiva europea che impone agli Stati membri di garantire un adeguato ristoro alle vittime di reati violenti. La donna non avrebbe dimostrato che il colpevole non era in grado di pagare di tasca propria.In base ad un'interpretazione del giudice, la vittima dello stupro non avrebbe fatto tutto quanto avrebbe potuto per ottenere il risarcimento e non avrebbe dimostrato che il suo violentatore era un nullatenente.
"E' necessario - scrive il giudice - verificare se la parte attrice ha dimostrato la sussistenza dei presupposti per la tutela dei diritti riconoscibili dalla direttiva non attuata dallo Stato". I legali della donna si sono limitati a osservare che l'uomo è "impossidente" senza fornire le prove di "indagini patrimoniali negative". E il fatto che l'uomo sia detenuto non c'entra perché la circostanza "non comporta automaticamente che questi fosse privo di redditi in precedenza o che non sia titolare di crediti, beni mobili o immobili potenzialmente aggredibili".  "Per i giudici torinesi - si legge - la donna non avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per ottenere quel risarcimento direttamente dall’uomo che l'ha violentata".
Ero tentato di fare dell' ironia su questa sentenza, ma non l' ho fatto per rispetto di una donna che  per non essere schiacciata dalla tragedia, avvenuta il 22 ottobre 2011, ha lavorato tanto su se stessa, e ora si sente abbandonata dal suo Stato.
E' assurdo che la vittima ha debba dimostrare che il suo aggressore è senza possibilità di risarcirla. La sentenza, che contrasta ogni buon senso, aggiunge al danno subito dalla donna, danno che nessuna cifra può risarcire, anche la beffa  dello Stato che non riconosce il diritto al suo risarcimento. 
La vicenda ruota attorno alla direttiva Ce per la quale, nell'ottobre scorso, l'Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea perché inadempiente nella sua applicazione. In un caso analogo, la Corte d'Appello civile di Milano ha invece condannato lo Stato a risarcire due donne, madre e figlia, vittime di rapina e stupro.


giovedì 18 maggio 2017

Nel paese di Burlandia

Nel paese di Burlandia c'era una volta un re che sparava cazzate a tutto spiano e ne combinava più di Bertoldo in Francia.
Lo mandarono via chiederete voi?
Ma quando mai.
Era difeso dai suoi compari che votavano leggi ad personam e dai giornalisti che si precipitavano a dargli ragione, non temendo di avere poi la lingua marrone.
Poi fu cacciato e al suo posto fu messo un bullo di paese che aveva promesso di cambiare verso a Burlandia.
Tutto bene allora?
Neanche per un po'. Il nuovo re strinse un patto col vecchio. Occupò il potere, come il precedente, distribuendo poltrone e sedie ai suoi fidati accoliti.
Anche lui veniva adulato dai suoi e dai giornaloni e telegiornaloni avidi di leccare il potente di turno e continuare ad avere la lingua marrone, alla quale sono abituati.
Anche lui cominciò a parlare di gogna mediatica se c' era qualche giornalista contro, di giustizia ad orologeria, di magistrati che non ne azzeccano una. Strilla e fa strepitare i suoi. Fa dire che gli attacchi al suo potere sono contro la democrazia di Burlandia. Rimuove e fa rimuovere i fatti imbarazzanti del suo entourage, imboscando e facendo imboscare tutto.
È nato però un gruppo di resistenti che non vogliono continuare a sopportare il nuovo/vecchio e il vecchio/vecchio re. Vogliono combattere perché non vogliono più vivere con occhi che non vedono e il petto oppresso da un' aria torbida e avvilita.



mercoledì 17 maggio 2017

La telefonata. Renzi chiamò papà Tiziano: “Non dire bugie, non ti credo”

Nel libro di Marco Lillo, l’intercettazione sulla cena tra il padre dell’ex premier e l’imprenditore Romeo. E il genitore replica: “Al ristorante mai, al bar non ricordo”


Da questa intercettazione si evincono alcuni elementi:
Renzi figlio è preoccupato per la sua carriera politica.
Renzi figlio è preoccupato che il padre sia processato.
Renzi figlio è preoccupato che anche la mamma sia sentita dai pm e consiglia Renzi padre a non dire che la moglie era presente a un ricevimento con degli imprenditori.
Renzi figlio dice che l' intercettazione dimostra che lui è un politico onesto che invita il padre a dire la verità ai Pm.
Alcune considerazioni:
La carriera di Matteo Renzi potrebbe essere inficiata dal ruolo che il padre potrebbe avere avuto nella vicenda Consip.
Matteo Renzi che immagina di poter essere ascoltato, perché il padre potrebbe avere i telefoni sotto controllo, agisce invitando il padre a dire la verità per dimostrare che è corretto e trasparente. Ricordo Andreotti :''A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca''.
Il segretario del Pd non crede al padre e ritiene abbia detto bugie,"Non ti credo e devi immaginarti cosa può pensare il magistrato''. e, infatti, aggiunge ''Non puoi dire bugie, devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e devi riferire tutto quello che vi siete detti''. 
Renzi padre alla fine ammette che forse ha incontrato Romeo non in una ''bettola'' ma forse in un bar.
Un' ultima considerazione è quella se si debba o meno pubblicare una intercettazione non penalmente rilevante, violando così la privacy dei Renzi, padre figlio. 
In linea di principio sono d' accordo che le intercettazioni che non hanno risvolti penali non si debbano pubblicare.
Questo caso è diverso.
Da un punto di vista giornalistico questa conversazione tra i due Renzi, padre e figlio, è una notizia, una grande notizia. Un figlio, in politica, ex premier e segretario del Pd, dice al padre indagato di non nascondere niente ai Pm. Si potrebbe poi ravvisare nelle parola di Matteo Renzi nel raccomandare di non dire che a un ricevimento con alcuni imprenditori era presente anche sua madre, Laura Bovoli: "Non dire di mamma, se no la interrogano", l' ipotesi di intralcio alle indagini. Ma anche se così non fosse, questa conversazione è importante per capire quello che accadeva nel cosiddetto Giglio Magico, nei rapporti tra i Renzi e Luca Lotti, con Carlo Russo, con Marroni, ad di Consip.
Comunque, la conversazione è contenuta in atti della Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per violazione del segreto istruttorio e per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. Quindi conversazione penalmente rilevante e non violazione della privacy.