sabato 9 dicembre 2017

"NOTIZIE DA PAURA": nel 2017 aumentano le notizie relative ai flussi migratori e alla criminalità



PRESENTATO  IL V RAPPORTO CARTA DI ROMA, "NOTIZIE DA PAURA"
Nel 2017 assistiamo a un aumento dei toni allarmistici e a un incremento di notizie che stigmatizzano l’“altro” come un pericolo, all’ordine pubblico, alla cultura, alla salute

«Nell’organizzazione del lavoro redazione l’immigrazione è sempre meno una “emergenza” ed è sempre più una delle questioni fondamentali del nostro tempo. Non lo è, però, nella titolazione e nelle scelte politico-editoriali, nel modo di selezionare e gerarchizzare, ancor più che nel modo di confezionare e proporre, le singole notizie. Che prese una per una sono trattate quasi sempre in modo corretto, ma che spesso vengono servite al lettore come “piatti” esotici. Come extra-notizie sugli extra-comunitari. Col risultato di consolidare l’idea che l’immigrazione, e gli immigrati, non sono un fatto strutturale, che va governato, ma, appunto, una permanente emergenza. Che va fermata. Si rafforza così il senso comune dei pregiudizi e si concima il terreno su cui germoglia la mala pianta del pregiudizio xenofobo e dell’hate speech». Così Giovanni Maria Bellu, presidente dell’Associazione Carta di Roma, nell'introduzione al V Rapporto della Carta di Roma “Notizie da paura”, curato dall’Osservatorio di Pavia in collaborazione con l’Osservatorio europeo sulla sicurezza. «Chi non vuole rispettare la realtà dei fatti e preferisce mettersi al servizio della propaganda politica, non deve potersi fregiare di quello di giornalista. Quando un sistema è malato ad apparire “rivoluzionaria” non è la verità ma, come purtroppo in questo caso, l’ovvietà» ribadisce Bellu, in occasione della presentazione avvenuta oggi alla Camera dei Deputati.
Nel 2017 sono 1.087 le notizie dedicate al tema dell’immigrazione sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani, il 29% in meno rispetto all’anno precedente. Aumenta, al contrario, la visibilità del tema nei telegiornali di prima serata: 3.713 notizie, quasi mille in più rispetto al 2016, con un incremento del 26%. 
I temi del 2017 e l’incremento dei toni allarmisti
Il 2017 vede il ritorno alle notizie “urlate”, ai toni tesi e alle parole stigmatizzanti che veicolano, nel sistema dei media, la costruzione di stereotipi diffusi e dai contenuti, a volte, discriminanti. Complessivamente i temi al centro dell’agenda mediatica per tutto il 2017 – Ong e soccorso in mare, Ius soli e fatti di cronaca nera – rimandano a una narrazione problematica, quando non critica, del fenomeno migratorio.
Aumentano sia nella stampa sia nell’informazione di prima serata le notizie relative ai flussi migratori e alla criminalità. Al centro dell’agenda dei telegiornali (con il 41%) il racconto dei flussi migratori: quasi 1 notizia su 2 è dedicata alla gestione degli arrivi nel Mediterraneo centrale. Dall’avvio delle indagini della Procura di Catania nei confronti delle Ong al codice di condotta per gli interventi di ricerca e soccorso in mare, tutte questioni che vengono ampiamente ripresi e diffusi. L’elemento che emerge che da questa sovrabbondanza di notizie sui flussi migratori è il sospetto, nei confronti delle azioni degli operatori, soprattutto delle Ong.
La seconda voce in agenda è quella della criminalità e della sicurezza (con il 34%). In linea con le rilevazioni degli anni precedenti, in questa dimensione si suggerisce un nesso tra l’appartenenza etnica o di status e l’azione criminale. Come osserva il politologo Ilvo Diamanti«stiamo tornando ad avere la paura che fa spettacolo e quest’anno in particolare abbiamo delle ondate che coincidono con questi particolari eventi e questioni. Questo è già accaduto a seconda dei periodi ma in modo particolare succede  nel momento in cui ci si avvicina al periodo elettorale. La paura rimane uno strumento forte della politica»
Un fatto di cronaca nera alla fine di agosto – lo stupro di Rimini – occupa la scena mediatica: 137 in poco più di un mese, con picchi di 28 notizie in un giorno.
La voce della criminalità e della sicurezza evidenzia una differenza nella scelta delle redazioni. Nel 2017, i telegiornali Mediaset dedicano 1 notizia su 2 dell’immigrazione alla criminalità e alla sicurezza (53%). Al contrario, la criminalità pesa rispettivamente per il 22% e 25% nei telegiornali Rai e La7.
La politica anche quest’anno protagonista
Anche nel 2017 la politica resta centrale nel racconto mediatico del fenomeno migratorio ed è presente in una notizia su 3, in voce, on un soggetto politico e/o istituzionale. Nel 2017 sono 246 le notizie sullo ius soli. È da rilevare la durezza del dibattito sulla cittadinanza. Il 13% di queste notizie rimanda a un vivace scontro politico, dove l’evento che dà origine alla notizia è lo scontro stesso (rissa/disordini/bagarre/scontri/battaglia/tensione/polemiche) piuttosto che il tema in discussione.
Parole, luoghi e protagonisti dell’immigrazione
Sono stati selezionati tutti i titoli dalla rassegna stampa dell’Associazione Carta di Roma nel 2017, dal 1 gennaio al 31 ottobre: 14.813 titoli sull’immigrazione apparsi su quotidiani settimanali e riviste, nazionali e locali.
Analizzando questo ingente corpus si è ricavato che migrante profugo, senza sorpresa, svettano fra i termini più presenti nei titoli, utilizzati rispettivamente 2.455 (17% dei titoli) e 1.322 volte (9% dei titoli). Con maggiore sorpresa, la quarta parola più adoperata dalla stampa italiana nelle proprie titolazioni è stata Ong (623 volte, pari al 4% dei titoli).
A livello di luoghi invece, i titoli della stampa comprendono: Italia (menzionata 648 volte), Libia (435), Ue (405), Roma (221), Milano (114), Lampedusa (79), Austria (79), Brennero (65), Mediterraneo (61), Francia (60), Sicilia (59), Ventimiglia (54), Torino (45). Livello europeo, nazionale e locale. Luoghi di approdo, di transito e di confine che narrano storie differenti.
Il soggetto più citato nei titoli del 2017 è il ministro Minniti (377), perno del piano governativo di contenimento dei flussi migratori nel Mediterraneo, degli accordi siglati con la Libia, ma anche dell’impegno in favore della legge sulla cittadinanza. Seguono il presidente del consiglio Gentiloni (173), Renzi (108), il Papa (97), Trump (86), Raggi (72), Alfano (70)
L’analisi lessicale effettuata evidenzia quindi una ricchezza semantica dei titoli dedicati al tema immigrazione, testimone di un’informazione complessivamente plurale che include un ampio spettro di questioni e punti di vista.
Le voci dei migranti
Immigrati, migranti e profughi hanno voce nel 7% dei servizi, 2 volte in più rispetto al 2016, tornando ai valori del 2015. Ancora invisibili, tuttavia, se si pensa che, sul complessivo di tutti i servi- zi, inclusi quelli non riferiti al fenomeno migratorio, sono presenti in voce nello 0,5% dei casi.
Media, tra nazionale e locale, tra informazione e infotainment
La stampa nazionale differisce da quella locale per un’attenzione maggiore a tematiche di confronto-scontro politico, per un linguaggio più affine al commento e all’opinione rispetto alla cronaca, per un posizionamento politico e ideologico a tratti netto e, in qualche occasione, per titoli spregiudicati. La stampa locale, invece, si caratterizza per un linguaggio più aderente alla gestione dell’accoglienza sul territorio, i problemi della distribuzione dei rifugiati nei comuni, e per un’attenzione elevata alla cronaca nera, a fatti di criminalità con migranti autori o vittime di reato.
L’approfondimento qualitativo di questa edizione del rapporto è stato dedicato ai programmi di informazione e infotainment analizzando quattro eventi, che, in ordine cronologico sono: lo sgombero da parte delle forze dell’ordine di uno stabile occupato da rifugiati e richiedenti asilo, provenienti soprattutto da Etiopia ed Eritrea, in via Curtatone a Roma; l’ondata polemica che travolge don Massimo Biancalani, sacerdote di Vicofaro, in provincia di Pistoia, per aver postato su Twitter la fotografia di una giornata in piscina con alcuni migranti accolti presso la sua parrocchia; il terzo evento è un grave fatto di criminalità accaduto a Rimini: lo stupro di una giovane turista polacca e di una transessuale peruviana in una spiaggia, ad opera di un branco composto da persone di origine africana; il quarto evento è il vertice di Parigi (28 agosto) tra quattro capi di stato/di governo europei (Francia, Germania, Spagna e Italia) e alcuni capi di stato e premier africani, tra cui la Libia, per affrontare la crisi libica e rafforzare una strategia comune per il controllo dei flussi migratori.
Rispetto ai differenti approcci riscontrati nei programmi analizzati, un atteggiamento simile di ricerca di approfondimento e dibattito, seppur non sempre pacifico, accomuna i programmi analizzati di Rai e La7, alla ricerca di una pluralità di pensiero, pur senza trascurare un uso coerente e corretto di linguaggio e immagini. Diversamente, nel programma analizzato per la rete Mediaset, il tema dell’immigrazione è sistematicamente incrociato con la criminalità e l’illegalità.
L’informazione cede all’opinione. Scarseggiano gli approfondimenti e le analisi, a vantaggio di un approccio emotivo.

mercoledì 6 dicembre 2017

''SPIEGATO A RENZI PERCHE' CRESCE LA RABBIA NEGLI ITALIANI

Matteo Renzi nella sua e-news scrive: 
Yes, We Care
Il CENSIS fotografa così l'Italia: il Paese va meglio, ma cresce la rabbia, spesso indefinita. Insomma la ripresa c'è. Ma la ripresa non abbassa il rancore, tutt'altro. È un argomento molto interessante e spiega tante difficoltà dell'Italia di oggi. Io penso che dobbiamo continuare a rappresentare la speranza contro la rabbia. Ma per farlo sono necessarie entrambe le cose: liberare le energie di chi vuole provarci e dare una mano a chi resta indietro. In questo senso aver finalmente attuato il Reddito di Inclusione  è un passo in avanti. Con una battuta oggi in radio ho detto che dobbiamo mixare tra il messaggio di don Milani "I Care" (mi sta a cuore, ci tengo) e quello obamiano "Yes, we can" (noi possiamo). Meglio non giocare con l'inglese, ma l'espressione giusta della nostra campagna dovrebbe essere: "Yes, we care". Prendersi cura e dare delle opportunità, valorizzare il merito e garantire gli ultimi. Ne parleremo molto in campagna elettorale. Perché alla fine più andiamo verso la società dell'intelligenza artificiale, più umanità e sociale saranno decisivi. 
Dice il Paese va meglio ma cresce la rabbia e la ripresa non abbassa il rancore. Bella frase ad effetto. La rabbia e il rancore aumentano perchè leggendo il rapporto Censis si evice che:
''1) Il tasso di disoccupazione è ancora molto alto: il 20,8%, oltre 9 punti in più rispetto al tasso riferito all'intera popolazione in età lavorativa. Il 65,9% dei giovani di 18-34 anni dichiara di conoscere i voucher per il lavoro accessorio e il 53,6% di essere informato dell'esistenza del lavoro interinale o in somministrazione, ma solo il 48,6% conosce il programma Garanzia Giovani e meno di un terzo ha una reale conoscenza delle politiche attive del lavoro.
2) La catena degli effetti dell'invecchiamento della popolazione non risparmia l'area delle persone anziane in cerca di occupazione. Nel 2016 i disoccupati con 50 anni e oltre hanno raggiunto la cifra di 501.000, pari a 17 disoccupati su 100 totali. Se tra il 2013 e il 2016 il numero delle persone in cerca di occupazione si è ridotto di 57.000 unità, con un decremento dell'1,8%, quello dei disoccupati con almeno 50 anni è invece aumentato di 60.000 unità, con una crescita del 13,7%. 
3) Donne e lavoro, tra adattamento e normalizzazione. Le donne migliorano la loro condizione occupazionale nel corso degli ultimi mesi. delle donne in cerca di un impiego, portando il tasso di disoccupazione a crescere di 4 decimi di punto. Nel 1977 il divario tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile era pari a 41,4 punti percentuali. Il primo semestre di quest'anno ci consegna un'immagine ancora non positiva, poiché i punti del divario si sono ridotti notevolmente, ma la distanza da colmare è ancora di ben 18 punti. 

4) Insicurezza e disparità, difficili sfide per la sanità italiana. Continua a crescere la spesa sanitaria privata in capo alle famiglie, pari a 33,9 miliardi di euro nel 2016 (+1,9% rispetto al 2012). Una disfunzione classica dell'offerta pubblica è la lunghezza delle liste di attesa. Nel 2014-2017 si rilevano +60 giorni di attesa per una mammografia, +8 giorni per visite cardiologiche, +6 giorni per una colonscopia e stesso incremento per una risonanza magnetica. Un'altra disfunzione in evidente peggioramento è la territorialità della qualità dell'offerta. Circa il 64% dei cittadini è soddisfatto del servizio sanitario della propria regione, quota che scende però al 46,6% nel Sud. Durante l'ultimo anno il servizio sanitario della propria regione è peggiorato secondo il 30,5% degli italiani, quota che sale nel Sud al 38,1% e al Centro al 32,6%.
5) L'emergenza permanente della non autosufficienza. Nel 2016 le persone non autosufficienti sono 3.378.000 (l'8% della popolazione, con quote pari al 7% nel Sud, al 5,8% al Centro, al 5,5% al Nord-Est e al 4,7% al Nord-Ovest).  E nell'ultimo anno le famiglie con persone non autosufficienti hanno sperimentato maggiori difficoltà nel sostenere le spese sanitarie (il 51% rispetto al 31,5% del resto delle famiglie). Né trovano consenso tra gli italiani soluzioni come fornire l'assistenza ai non autosufficienti con i robot (il 73% degli over 75 anni è assolutamente contrario).
6) Più intensa, minorile, etnicizzata: i volti della povertà. Sono oltre 1,6 milioni le famiglie che nel 2016 sono in condizioni di povertà assoluta, con un boom del +96,7% rispetto al periodo pre-crisi. Gli individui in povertà assoluta sono 4,7 milioni, con un incremento del 165% rispetto al 2007. Tali dinamiche incrementali hanno coinvolto tutte le aree geografiche, con un'intensità maggiore al Centro (+126%) e al Sud (+100%). Il boom della povertà assoluta rinvia a una molteplicità di ragioni, ma in primo luogo alle difficoltà occupazionali, visto che tra le persone in cerca di lavoro coloro che sono in povertà assoluta sono pari al 23,2%. 
7) I rischi del mancato consenso sociale sull'età pensionabile. L'Italia è il Paese con l'età di accesso alla pensione più alta d'Europa, preceduto solo dalla Grecia. Per gli uomini 66 anni e 7 mesi nel settore pubblico, nel privato e per il lavoro autonomo. Per le donne 66 anni e 7 mesi nel settore pubblico, 65 anni e 7 mesi nel privato e 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome. . E il gap è destinato ad aumentare nel prossimo futuro. In media, l'età alla quale gli italiani pensano che andranno in pensione è 69 anni, ma l'età alla quale vorrebbero andarci è 62 anni. Nel periodo 2007-2017 diminuisce dal 47,8% al 40,8% la quota di cittadini convinti che il loro reddito in vecchiaia sarà adeguato, passa dal 23,4% al 31,2% la percentuale di chi è convinto che percepirà un reddito appena sufficiente a sopravvivere, sale dal 18% al 21,7% la quota che ritiene che avrà un reddito insufficiente''.

Mi pare che la rabbia non sia poi tanto indefinita. Se poi consideriamo gli effetti della mala politica sull' opinione pubblica, leggasi, per esempio, i pasticci delle banche con moltissimi risparmiatori fregati, i tentativi di distruggere la Costituzione più bella del mondo sventati dal 60 per cento di italiani che al referendum del 4 dicembre 2i016 ha votato no, c' è da meravigliarsi non sia scoppiata una violenta rivoluzione,

lunedì 20 novembre 2017

''L8-incontro'': vuoto come un appartamento sfitto

da Enews di Matteo Renzi
''La Leopolda "L8-incontro" sarà scoppiettante e molto incentrata sui racconti e sulle idee. Poca politica tradizionale, come ai primi tempi, e molto spazio alle storie e alle proposte. Quelle da condividere, quelle da scrivere. Ci sarà un momento di verifica sul reale stato di situazione economica del Paese, con l'esposizione dei numeri e il fact-checking sulle bufale di questi mesi. E molta curiosità per ciò che aspetta l'Italia dei prossimi anni''. 

Al solito la ''sinistra'' di Renzi  si diverte a Firenze. Ma quale sinistra? La kermesse del segretario Pd è tutta da decifrare; racconti, idee, storie, da condividere, da scrivere? Mi sembra il programma della scuola di scrittura di Baricco. Il Paese non ha bisogno di racconti, di storie, ha necessità di fatti concreti che, per esempio, aiutino i giovani a trovare lavoro, non quello provvisorio del Jobs act, buono solo a drogare le statistiche.
Saggezza dell’antico proverbio: dimmi con chi vai e cosa fai e ti dirò chi sei. 
Ho paura che anche questa volta da ''L8-incontro'' usciranno, come sempre, solo parole. Ispirandosi a  Fortebraccio si può dire che ''L8-incontro'' sarà, come al solito, vuoto come un appartamento sfitto. 

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BASTA TEATRINI

 "Per dirla con Catalano: l'unità è meglio... ma le cose sono un po' più complicate. A Walter e agli altri che come lui fanno appelli, ricordo che non ho sentito nessuno segnalare problemi nonostante le sconfitte degli ultimi 3 anni..mi si vuol riconoscere di avere uno straccio di idea di come battere la destra? Che avevo avvertito che c'era la mucca nel corridoio? Se restiamo in superficie con accrocchi e teatrini, la gente che ha ci ha mollati penserà: 'eccoli qua, portano acqua al solito mulino e il giorno dopo ricominciano..". Lo ha detto Pierluigi Bersani, a "1/2 ora in più" su Rai 3 dove ripete: "proporre aggregazioni senza contenuti, senza mettere una riga, senza rimettere in discussione politiche e metodi di governo, quella gente che vota altrove continuerà a votare altrove". Insomma, la gente "che è andata nel bosco, resterà nel bosco". (da ANSA)

Bersani è stato chiaro:Mdp, Si e Possibile di Pippo Civati, faranno una loro lista e andranno alle urne con il progetto di dare vita a "una nuova sinistra". Una volta in Parlamento questa nuova sinistra parlerà con il Pd, il suo interlocutore naturale.

domenica 19 novembre 2017

GIRIAMO, CI VEDIAMO, FACCIAMO COSE...

dalla pagina fb di Piero Fassino
Traduzione:
Ci siamo visti (presenti anche il vice segretario dem, Maurizio Martina, e poi Bruno Tabacci e Luigi Manconi) ma non abbiamo deciso nulla. Le posizioni sono distanti. Non è necessario andare avanti con fretta. E' stato un incontro tra persone per bene, ma da qui a realizzare una prospettiva comune ce ne passa e non è affatto scontato che si trovi un accordo. Al momento c' è uno strabismo di fondo: c' è chi guarda al centro e c' è chi guarda a sinistra.
In sostanza il comunicato congiunto afferma che non c' è accordo con quelli che erano e restano in disaccordo, ma sono dettagli.
Pisapia, inoltre, non si sa dove guardi. Non si sa con chi stia. Il signor Tentenna, è indeciso se stare con se stesso o meno. Andrà con il Mdp? Andrà con il Pd? Al momento non ha detto nulla, sia al Mdp sia al Pd. Forse neanche a se stesso.
Fassino, dal canto suo, è soddisfatto di avere trovato un accordo con quelli che erano già d' accordo e continueranno ad essere d' accordo, cioè il Pd.
In pratica:
Giriamo, vediamo gente, ci muoviamo, conosciamo, facciamo delle cose...

venerdì 17 novembre 2017

VENDITORI DI FUMO

dalla Enews  98 di Matteo Renzi
''Con la stessa forza con cui dicevo che saremmo ripartiti, dico adesso che il meglio deve ancora venire. Che il milione di posti di lavoro è solo l'inizio. Che l'Italia può guidare il rilancio dell'Europa. A condizione che facciamo le cose serie, senza inseguire venditori di fumo e profeti dell'assistenzialismo''.
Renzi dixit.


L' unica cosa giusta che ha detto è: '' A condizione che facciamo le cose serie, senza inseguire venditori di fumo e profeti dell'assistenzialismo''.
ECCO, BASTA INSEGUIRE I VENDITORI DI FUMO; BASTA ASCOLTARE IL VUOTO SPESSO BEN VESTITO, O IN JEANS E CAMICIA BIANCA CON LE MANICHE RIMBOCCATE, O SCIACQUATO IN ARNO.
RICORDARSI CHE LO SPLENDORE DELLE PAROLE NASCONDE UN POLITICO MEDIOCRE.

PECCATO



dalla enews 498 di Matteo Renzi:
Pensierino della sera.
''Per anni ho detto che l'Italia sarebbe ripartita a condizione di fare le riforme e smetterla con la rassegnazione. All'inizio della legislatura il PIL era a meno 2, adesso sfiora più 2 se guardiamo i dati usciti (il coraggio paga)''.



PECCATO CHE L' ITALIA RESTI ULTIMA IN EUROPA
sulla crescita per tutto il nuovo periodo coperto dalle previsioni della Commissione Ue, cioè 2017, 2018 e 2019.
PECCATO CHE
Il debito italiano «scenda solo marginalmente».
PECCATO CHE
«La ripresa economica in Italia accelerI nel 2017 grazie alla domanda esterna e domestica, ma i venti di coda in rallentamento e le più basse prospettive di crescita nel medio periodo modereranno la crescita» nei prossimi due anni.
PECCATO CHE 
Il tasso di disoccupazione salga all'11,3% (+0,2 punti percentuali), quello giovanile si attesta al 35,5% (+0,3 punti).
PECCATO

mercoledì 8 novembre 2017

IL FU QUARANTA PER CENTO. RENZI DOVE CREDE DI ANDARE?

Matteo Renzi, segretario del Pd, candidato premier per le prossime elezioni politiche, dipendente da ego addict, ieri ha superato se stesso.
"Già oggi siamo in coalizione. E siamo pronti ad allargare ancora al centro e alla nostra sinistra.Condivido a questo proposito le riflessioni di Dario Franceschini. Non abbiamo veti verso nessuno, noi". Così Matteo Renzi nell'e-news sostenendo che "alle elezioni, se il Pd fa il Pd e smette di litigare al proprio interno, possiamo raggiungere, insieme ai nostri compagni di viaggio, la percentuale che abbiamo preso nelle due volte in cui io ho guidato la campagna elettorale: il 40%, raggiunto sia alle Europee che al Referendum". 
Il giovane strafatto di ego, ancora sotto la cresta dell' onda (copyright Marcello Marchesi) non ricorda, o finge di non ricordare,  che al referendum del 4 dicembre 2016, al  40 percento conquistato dal fronte del ''Sì'' , non solo dal Pd, si contrappone il 60 per cento di italiani che hanno detto NO alla sua riforma costituzionale. I fumi dell' ego gli nascondono la triste verità. Qualcuno del Giglio magico gli spieghi che nel dicembre scorso è andato a sbattere contro il muro  del 60 per cento degli italiani che ha bocciato la Costituzione Renzi-Boschi-Verdini. Da questo scontro frontale ancora  non si è ripreso, tanto da pensare che quel 40 per cento corrisponda a una vittoria.
Tralascio il fatto che alle europee ha beneficiato del fatto che ancora non era bene conosciuto e gli elettori furono affascinati dalla novità di avere 80 euro in busta paga.
Siamo in coalizione? Quale? Quali poi i compagni di viaggio? Alfano ormai estinto, che neanche la sua Sicilia ha votato? Verdini? Renzi non ha compreso che gli elettori hanno bocciato sonoramente le alleanze con Ap e Ala di sostegno.
Allargare? Al centro e a Sinistra? Come, con chi? Un nuovo Nazareno dopo il successo del patto dell' Arancino non è possibile, anche perché la base pidina non lo vuole. Non è possibile poi a sinistra allearsi con Mdp, Possibile, Sinistra italiana, Campo progressista, cioè con quelli che ha rottamato o costretto ad andare via dalla casa madre. 
Gli amici dicano a Renzi che la nuova legge elettorale, il famigerato Rosatellum, approvata grazie a due fiducie imposte dal segretario del Pd, consegna il Paese alla destra. Con i voti dell' ultima elezione il Pd, in Sicilia, non eleggerà un parlamentare. Lo stesso, in base a calcoli e sondaggi, avverrà nelle regioni del Nord.
Nel 1966, il grande Gianni Brera, dopo la sconfitta con la Corea del Nord ai mondali di calcio in Inghilterra scrisse:''La difesa sballata, il centrocampo endemicamente fioco, l' attacco scomposto di gente molto sollecitata a impaurirsi. E dove credevano di andare?
Renzi mi ricorda quell' Italia! Dove crede di andare?



La lista unitaria della sinistra finalmente al via

E' stato anticipato questa mattina da Huffington Postla lista della sinistra si fa, e si fa a partire da un documento sottoscritto da Mdp, Possibile, Sinistra Italiana e Alleanza per la democrazia e l’uguaglianza. Un momento di sintesi che finalmente prende forma, dopo che da mesi invochiamo un percorso unitario e condiviso, in cui ciascun soggetto potesse portare le proprie sensibilità e la propria autonomia. Un'autonomia che coincide con la libertà di azione e di pensiero rispetto a uno schema che le tv e i giornali danno per scontato, ma che non lo è. E lo sarà ancor di meno se saremo capaci di coinvolgere le energie più fresche e innovative che già muovono il nostro paese.
«Da Boccia a Che Guevara» è l'espressione che abbiamo utilizzato più volte per indicare un percorso largo, radicale nelle scelte e meticoloso nelle proposte, costruito numero per numero, comma per comma, esattamene così come è il Manifesto di Possibile. Un documento frutto di un lavoro durato mesi e che - evidentemente - andava nella corretta direzione, dato che è sin da subito a disposizione di tutte e tutti e costituisce già da oggi un patrimonio della nascente lista.
Solo poche settimane fa gli Stati generali di Possibile avevano approvato questo percorso, dando mandato per la sua realizzazione: ora si sta finalmente concretizzando, in totale linea con ciò che sosteniamo da tempo. Continuiamo su questa strada, con l'obiettivo di cambiare l'Italia. In questo senso, unire la sinistra è solamente uno strumento, e mai il fine. Teniamolo sempre a mente, in particolare modo nelle settimane che ci aspettano.  
Ci impegniamo a partecipare insieme alle prossime elezioni politiche, con una proposta che punti a cambiare la vita delle persone e restituire speranza a milioni di cittadine e cittadini che oggi non si sentono più rappresentati. 
Intendiamo costruire un progetto credibile solido e autonomo, che punti a riconnettere sinistra e società, per ribaltare rapporti di forza sempre più favorevoli alla destra in tutte le sue articolazioni.
Ci rivolgiamo a tutte le esperienze del civismo, a chi lavora quotidianamente nell'associazionismo, alle forze organizzate del mondo del lavoro, ma soprattutto a tutte le donne e gli uomini trascinati in basso dalla crisi, che hanno bisogno di una politica diversa per risollevarsi; ai tanti portatori di competenze che non trovano occasione per metterla in pratica, a coloro che ce l'hanno fatta ma non si rassegnano a una condizione diversa di tanti.
La nostra sfida ha un'ambizione alta: partire da un contesto sociale disgregato e diviso e proporci, attraverso le linee del nostro programma, un chiaro indirizzo di governo, coerente, trasparente e credibile. Sta qui il senso dell'utilità per il Paese del voto che chiediamo contro ogni trasformismo e ogni alleanza innaturale.
L'avanzata di forze regressive e xenofobe in molti Paesi europei può essere arrestata non da piccole o grandi coalizioni a difesa dell'establishment e di un ordine sociale ormai insostenibile, ma solo da una grande alleanza civica e di sinistra, che ristabilisca la centralità del valore universale dell'eguaglianza.
La crescita delle diseguaglianze è oggi principale fattore di crisi dei sistemi democratici.
La lunga crisi, prodotta dai guasti del capitalismo finanziario e acuita in Europa da un processo di integrazione egemonizzato dal neoliberismo, ha enormemente accresciuto le diseguaglianze, ha svalutato il lavoro e compresso i suoi diritti, ha costretto alla chiusura di tante aziende e tante piccole e medie attività, ha condannato i giovani a una disoccupazione di massa e una precarietà endemica, ha piegato e svuotato l'istruzione, la sanità e la previdenza pubbliche, ha colpito il ceto medio e ha allargato l'area di povertà e insicurezza sociale.
Il progetto politico a cui vogliamo dar vita nasce per contrastare queste tendenze, riaffermando l'attualità e la modernità del modello sociale ed economico disegnato dalla nostra Carta Costituzionale.
Non regge più il modello di sviluppo basato su alti livelli di inquinamento, su uno spreco insostenibile di materie prime e di consumo del territorio. Vogliamo con la nostra lista essere parte integrante di quel movimento ambientalista che in tutto il mondo si batte per avviare un'ambiziosa transizione verso una ''economia circolare", per fermare i cambiamenti climatici riconvertire ecologicamente l'economia, liberarsi dalla dipendenza dei combustibili fossili, affermare nuovi modelli di consumo, raggiungere l'obiettivo di rifiuti zero, garantire la sicurezza alimentare e gli approvvigionamenti idrici.
Vogliamo riportare il lavoro e la sua dignità al centro della società.
Il lungo ciclo della precarizzazione, contrariamente alle promesse liberiste, ha bloccato la crescita della produttività, ha compresso i salari, ha accresciuto la disoccupazione, ha dequalificato una parte importante del nostro apparato produttivo. Oggi siamo il Paese con il lavoro più precario d'Europa, e con il più alto tasso di disoccupazione giovanile.
Per questo crediamo si debba cominciare restituendo ai lavoratori i diritti sottratti, con la legge sul Jobs Act, che va cancellata, e un'età di accesso al pensionamento in linea con quella dei paesi europei. E diversa secondo il grado di gravosità dei lavori.
La più grande ingiustizia che vogliamo debellare è la condizione di precarietà e di infelicità nella quale sono costretti a vivere milioni di nostri giovani. Non c'è un grande futuro per l'Italia se non si garantisce a loro una prospettiva radicalmente diversa di vita.
Non sono più tollerabili discriminazioni salariali che violano gravemente leggi e principi costituzionali. Ci batteremo per riaffermare un fondamentale principio di giustizia sociale negato in tante parti d'Italia: allo stesso lavoro deve corrispondere la stessa contribuzione tra uomini e donne.
L'attacco all'autonomia e alla qualità della scuola e dell'università pubblica è parte dello stesso disegno di disgregazione delle condizioni di uguaglianza.
L'indebolimento dell'istruzione quale presidio dello spirito critico e fattore di mobilità sociale è stato infatti il corollario indispensabile delle 'riforme' volte a rendere il lavoro più precario, ricattabile e sottopagato, minandone la funzione costituzionale di fondamento della cittadinanza democratica.
Vogliamo mettere in campo una diversa idea di scuola, cominciando da un piano di rifinanziamento dell'istruzione pubblica che la porti finalmente ad avere risorse pari a quelle previste nei paesi più avanzati.
Lo stesso deve essere fatto per Universitá e ricerca, umiliate da anni di tagli insostenibili.
Bisogna ricostruire il sistema di tutela del patrimonio culturale smantellato dalle ultime riforme, puntando sulla produzione e la redistribuzione della conoscenza. Vogliamo una cultura che formi cittadini sovrani e non consumatori o clienti.
Ci battiamo per il rilancio del welfare pubblico universalistico, a partire dalla sanità, che deve essere garantita contro processi striscianti di privatizzazione e messa in condizione di rispondere alle sfide aperte dai nuovi farmaci e dalle biotecnologie, da rendere accessibili per tutti.
Vogliamo lanciare un grande piano di lavoro e investimenti pubblici, da cui far passare il rilancio del welfare e la messa in sicurezza del territorio, delle scuole, delle case. Bisogna superare la logica delle Grandi Opere, del consumo di suolo e dello Sblocca Italia: l'unica grande opera utile è la messa in sicurezza del territorio.
Senza gli investimenti pubblici l'Italia non è in grado di crescere più rapidamente e di creare occupazione stabile e di qualità.
E' nel Sud che bisogna concentrare una quota nettamente più rilevante di investimenti pubblici e privati per fare ripartire l'Italia, conducendo una lotta senza quartiere a mafia e camorra.
L'obiettivo imprescindibile della piena occupazione dipende infatti anche dalla riattivazione di forme di intervento pubblico nell'economia, che mettano finalmente l'ambiente e il clima al centro della politica e del modello di sviluppo del Paese.
Tutto questo sarà possibile se sapremo ripristinare un sistema di reale equità e progressività fiscale (come previsto dall'articolo 53 della Costituzione), capace di spostare il prelievo dal lavoro alle rendite e ai grandi patrimoni, nonché avviare una lotta senza quartiere all'evasione di chi ha di più, a partire dalle grandi multinazionali ai paradisi fiscali: la custodia dell'ambiente diventa infatti il vero tratto distintivo di una rinnovata visione progressista.
La riaffermazione di diritti sociali primari va di pari passo con una nuova stagione di avanzamenti sul terreno dei diritti civili e di libertà che partano dallo jus soli, il testamento biologico e poi si estendano agli altri diritti .
Sentiamo il dovere imprescindibile di garantire un'accoglienza degna a chi cerca in Europa una vita migliore, sfuggendo a regimi sanguinari o alla disperazione della fame.
Il ripudio della guerra, il rilancio del multilateralismo e della cooperazione internazionale sono l'altro lato della medaglia e la bussola di un nuovo ruolo dell'Europa nel mondo globale, in un quadro ancora drammaticamente segnato da conflitti, terrorismo e grandi fenomeni migratori. Senza l'Europa i singoli stati nazionali sarebbero condannati ad una crescente irrilevanza nel nuovo scenario mondiale. L'Europa può svolgere un ruolo importante nel mondo e tornare ad essere fattore di sviluppo e benessere, solo se cambia radicalmente mettendo in soffitta odiose politiche di austerità, sorrette da una miope governance intergovernativa. Serve un'Europa pienamente in sintonia con i principi fondamentali della nostra Costituzione, più democratica, più sociale e meno condizionata dagli egoismi nazionali.
La piena affermazione a tutti i livelli della pari dignità individuale e sociale delle donne è un pilastro del nostro progetto di attuazione integrale della Costituzione repubblicana e del suo cuore pulsante, l'articolo 3.
Va combattuta senza tregua ogni forma di violenza sulle donne.
Vogliamo, in definitiva, ricostruire lo Stato, avvicinare istituzioni e cittadini, restituire i comuni alla pienezza delle proprie funzioni di primo raccordo tra i bisogni delle comunità e i doveri di chi amministra il bene pubblico. Raccogliamo il grido d'allarme dei sindaci italiani che chiedono una svolta nelle politiche verso le città. Dobbiamo garantire sicurezza a tutti senza erigere muri. Occorre ritrovare una politica più responsabile, più progettuale, più sobria nei comportamenti e onesta anche intellettualmente.
Per fare tutto questo e molto altro crediamo si debba aprire una stagione discussione e di partecipazione dal basso, a cui affidare il progetto, il percorso e la scelta delle persone.
Per questo è il momento di costruire un grande spazio pubblico, aperto, trasparente plurale e inclusivo; un luogo che non sia il terreno di contesa tra progetti ambigui e incompatibili tra loro, ma il laboratorio di una proposta davvero innovativa e coraggiosa.
Il cambiamento e l'alternativa rispetto alle politiche degli ultimi anni sono la cifra fondamentale di questo progetto, il cui obiettivo è dare sostanza ai valori di eguaglianza, inclusione, giustizia sociale.
Con questo spirito ci impegniamo a costruire una lista comune alle prossime elezioni politiche: una lista che appartenga a tutte e tutti quelli che vorranno partecipare, insieme e nessuno escluso, e che si riconoscano nelle proposte e valori del nostro programma.

fonte email possibile

RENZI: LA PAGLIUZZA E LA TRAVE

Matteo Renzi nella sua e-news ha raccolto le dieci domande più frequenti di queste ore che gli sono arrivate via email e ha pubblicato le risposte.
ne commento due.
3.MA E' VERO CHE IN SICILIA HANNO VINTO I 5S?
Ovviamente no. I Cinque Stelle hanno perso in Sicilia. Ma tutti i commenti che leggete sui giornali e vedete in tv sono commenti già preparati da tempo che non fanno i conti con i numeri reali. Cerchiamo di capirci:
M5S aveva preso alle Politiche del 2013 in Sicilia il 33% e a livello nazionale il 25%. La Sicilia era stata dunque la loro Toscana, il loro bacino di voti più forte. Erano andati meglio che altrove. Oggi hanno preso il 26% in Sicilia, dopo che tutti i sondaggi li davano ampiamente sopra il 30% (sono sempre sovrastimati nei sondaggi, fateci caso). Il voto alla lista, al simbolo passa dal 33 al 26%: dunque hanno perso sette punti percentuali su base regionale, chissà a quanto sono davvero su base nazionale.
Se a questo si aggiunge che Di Maio e Di Battista hanno passato quattro mesi in Sicilia, Grillo ha detto che era l'ultima spiaggia, hanno speso centinaia di migliaia di euro in questa campagna ci rendiamo conto che i Cinque Stelle hanno perso. Eppure in TV raccontano di aver vinto e nessuno che gli faccia una domanda su questo. Ecco perché scappano dal confronto. Perché che hanno perso loro lo sanno benissimo. E sanno benissimo che per loro inizia un periodo molto duro, a cominciare dalla vicenda Torino, che non riguarda solo la scriteriata gestione della piazza di quella maledetta serata, ma va oltre, molto oltre.
COME AL SOLITO, DA BUON EX DEMOCRISTIANO, GUARDA LA PAGLIUZZA CHE E' NELL' OCCHIO DEGLI ALTRI E NON SI ACCORGE DELLA TRAVE CHE E' NEL SUO.

4. NON DIRAI MICA CHE HA VINTO IL PD?
Mica sono pazzo, ovviamente no. Il PD ha perso pur avendo mantenuto gli stessi voti delle Regionali del 2012 (che avevamo vinto grazie alle divisioni della destra e al 10% dell'UDC, ripeto 10% UDC). Gli stessi. E rispetto alle politiche la coalizione di Bersani nel 2013 prese 21,4%, quella di Micari il 25,2%. Dunque noi, pur avendo perso, siamo cresciuti rispetto al 2013.
IN PRATICA HA PERSO MA HA VINTO.
NON SA, O FINGE DI NON SAPERE CHE DELLE GARE SI RICORDA SOLO IL NOME DEL VINCITORE.
L' IMPORTANTE IN POLITICA, SOPRATTUTTO NELLE ELEZIONI, L' IMPORTANTE E' VINCERE, ARRIVARE PRIMI, NON PARTECIPARE.
CREDO CHE A RENZI SI ATTAGLI BENE QUANTO DISSE THEODORE ROOSVELT : ''È duro fallire, ma è ancora peggio non aver cercato di avere successo''.
IN SICILIA, MI DISPIACE PER IL PD, NON HA CERCATO DI AVERE SUCCESSO. RENZI, VISTI I DISASTROSI SONDAGGI, HA PREFERITO DEFILARSI DALLA CAMPAGNA ELETTORALE, SOLO UNA SVELTINA, E POI E' VOLATO NEGLI USA PER PARTECIPARE AI LAVORI DELLA FONDAZIONE OBAMA. GIA'. MA LI' NON SI VOTAVA.
le vignette sono di Altan da internet

martedì 7 novembre 2017

EGO ADDICT, LA DIPENDENZA DI RENZI

Il Pd e il suo leader Matteo Renzi, hanno vinto una sola volta, nelle famose europee del 2014, e poi hanno perso tutte le sfide elettorali, dalle amministrative di Roma, a quelle dell’estate scorsa, e il referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre 2016.
Quando Renzi ha vinto, tre sono stati i punti programmatici che hanno convinto gli elettori a votare il Pd: “mai al governo con la destra“, “mai al governo senza essere eletto” e “rottamazione”.
Tutti argomenti poi traditi dai fatti.
Chi difende Renzi lo fa con una argomentazione risibile: ''Lo sapevamo già che saremo arrivati terzi. Tutti i sondaggi avevano già previsto questa situazione''. In pratica cosa dicono i sostenitori del leader: abbiamo perso sapendo di perdere; abbiamo vinto perché non ci siamo fatti superare da Mdp, che nei sondaggi ci sopravvanzava. De gustibus...
Non una critica. Anzi: la premiership sono io e voi non siete un caz...volo.
Neanche un pensierino sulle alleanze con Alfano (estinto, non prende voti neppure nella sua Sicilia), con Verdini, la sua Ala protettrice in Parlamento. Rincorre, il Matteo, il partito della nazione, che gli elettori del centro sinistra hanno mostrato di non volere. Ha fatto approvare, sempre il Matteo, imponendo la fiducia per ben due volte, il Rosatellum, una legge elettorale che consentirà alla destra, all' alleanza dell' arancino, Bderlusconi, Meloni e Salvini, di fare l' en plein nelle regioni del nord e in Sicilia.
Una volta Renzi disse: ''Io mi sento come Al Pacino in 'Ogni maledetta domenica'''; gli elettori del Pd, quelli dello zoccolo duro, oggi si sentono come Villaggio in ''Fantozzi subisce ancora'', non sono contenti, e pensano di andare via, stanchi degli errori e del vuoto.
Se gli amici di partito, il giglio magico, vogliono veramente bene a Renzi, al Pd e al Paese, prima che sia troppo tardi, lo facciano curare: è dipendente di ego addict. E' ossessionato dall' avere costante attenzione e approvazione e infatti ha litigato con tutti quelli che non esprimevano un ''like'' al suo dire e al suo fare, costringendoli ad andare via.