mercoledì 11 aprile 2018

PRESENTE!

Matteo Renzi, ex premier, ex segretario Pd, sconfitto al referendum sulla Costituzione, alle amministrative e alle politiche:"Il M5S e la Lega pari sono. Il Pd è alternativo tanto ai Cinquestelle quanto al Carroccio, non soltanto per l' idea di democrazia, ma anche per i programmi e cultura politica".
Traduzione: Se Berlusconi chiama, rispondo presente.

martedì 13 marzo 2018

TUTTO VA BEN...

Un italiano su quattro è sull' orlo del precipizio della povertà. Non interessa nessuno.Tutti a parlare e scrivere di Renzi, che va via ma resta, delle tessere di Calenda, di Di Maio o Salvini premier, di Martina il Caronte del Pd, del pregiudicato B. che non si ricorda chi è e con chi vuole andare, nessuno però parla o scrive che, secondo un rapporto Bankitalia, il 23 per cento degli italiani è a rischio povertà.
Questa condizione interessa soprattutto le famiglie e i giovani del Sud. Anche il Nord non ride: il rischio povertà e' del 15 per cento. Una percentuale raddoppiata in dieci anni.
Il rapporto evidenzia che il 30 per cento più povere delle famiglie detiene l' uno per cento della ricchezza nazionale (6500 euro), mentre il 5 per cento delle famiglie più ricche possiede il 30 per cento della ricchezza complessiva (1,3 milioni di euro). In dieci anni, dal 2006 al 2016 la ricchezza netta delle famiglie è calata del 5 per cento.
Tutto va ben, Madama la Marchesa,
va tutto ben, va tutto ben...

L' OSSIMORO

Renzi: ''Mi dimetto da segretario del PD come è giusto fare dopo una sconfitta. Ma non molliamo''.
Mi dimetto al singolare, ma non molliamo al plurale. Noi chi?
L' ho sempre detto: Renzi è un ossimoro.
Vado via ma resto, resto ma vado via.
Antonio Padellaro fa una buona similitudine sul FQ di oggi 13 marzo: ''A somiglianza di qualcuno, molto ma molto più in alto (il suo ego si sa non conosce limiti e siamo sotto Pasqua) che disse ai suoi disscepoli:'Un poco e non mi vedrete, un poco ancora e mi vedrete' (Giovanni 16, 16-20''.
Renzi al Nazareno, al PD, non si farà vedere, ma si farà vedere perché terra in scacco il partito grazie ai parlamentari che ha fatto eleggere e gli sono debitori.

Prima del muoia Sansone con tutti i Filistei, considerato il periodo pasquale richiamato da Padellaro,  qualcuno dei suoi  discepoli potrebbe tradirlo.

sabato 27 gennaio 2018

PEGGIO DELLA GUERRA

Peggio della guerra.



Da Peggio della guerra di Daniel Jonah Goldhagen:
«La nostra è stata un’epoca di eccidi di massa. Anzi, la strage e l’eliminazione di massa sono, si può dire, fra le caratteristiche che definiscono la nostra epoca. Tutti noi, di fronte a singole campagne eliminazionistiche come l’Olocausto o, più recentemente, i massacri in Ruanda e in Darfur, reagiamo con orrore. Ma l’immensità di quest’orrore viene in piena luce unicamente guardando agli eccidi e alle eliminazioni di massa del nostro tempo, o anche solo a quelli più recenti, nel loro insieme. Lo sterminio e l’eliminazione di massa non sono solo un problema specifico, che emerge con l’ultimo o il prossimo caso di carneficina o espulsione, di solito, per gli occidentali, in qualche luogo apparentemente remoto. Vanno letti come uno dei problemi politici più ricorrenti e pressanti della nostra epoca. Essi dovrebbero essere al centro dei dibattiti in materia di sicurezza alle Nazioni Unite e in altre sedi internazionali e nazionali deputate alla sicurezza, all’ordine internazionale e alla giustizia. Che non lo siano dimostra quanto la nostra immagine del secolo passato e di quello appena iniziato e il nostro modo di concepirli siano distorti» (p. 60).
«Peggio della guerra», dunque. Perché
«a partire dall’inizio del XX secolo esseri umani hanno assassinato in massa direttamente o tramite carestie, stando a una stima prudente, 127 milionidi persone, ma potrebbero averne assassinate fino a 175 milioni. Se ci atteniamo alla cifra più bassa, hanno ucciso più del doppio dei morti in guerra (61 milioni, di cui 42 milioni militari e 19 milioni civili). Se ci atteniamo alla più alta, ne hanno ucciso quasi il triplo. Qualunque ragionevole calcolo si faccia, l’assassinio e l’eliminazione di massa sono stati più letali della guerra» (p. 61).
Anche di questo dovremmo avere memoria.

Giornata della memoria, "Dopo di tutto" di Itzak Katzenelson


''Dal canto del popolo yiddish messo a morte", di Itzak Katzenelson, pubblicato da Mondadori, a cura di Erri De Luca:



DOPO DI TUTTO
La fine. Il cielo in fiamme nelle notti, s' avvolge
di giorno dentro un fumo, poi torna ad accen-
dersi di notte, fa tremare
Se e' possibile fare il paragone col deserto selvaggio
del nostro primo inizio: di giorno una colonna-
nuvola lucente, di notte una colonna-fuoco.
Il mio popolo in festa, forte di fede andava in-
contro a una giovane vita e adesso al termine,
al finale.
Ci hanno ammazzati tutti quanti in terra, dal pic-
colo all' adulto, ci hanno distrutti tutti.
Per cosa? Non chiedete, nessuno: per cosa?
perche' dalla migliore alla peggiore, ogni na-
zione sa.
La peggiore ha dato aiuto al tedesco, la migliore ha
guardato con un occhio, fingendo di dormire.
No, no, nessuno verra' a chiedere conto, ne' inda-
ghera' ne' chiedera': per cosa, cosi'?
Il nostro sangue e' gratis, si puo' spargere, possiamo
essere ditrutti, assassinati in piena impunita'.
[...]
E i bambini yiddish non si risveglieranno piu'
dal sonno, dai sogni nel limpido principio del
mattino,
per andare al heder, ne' si fermeranno per guar-
dare gli uccelli, prendersi in giro, giocare sul-
la sabbia,
voi ragazzini yiddish dagli occhi scintillanti, an-
geli in miniatura da dove spuntavate? Da qui
o da altrove?
Voi graziose ragazze, voi brillanti di freschezza
pure col viso sporco e spettinate.
[...]
Nessuna madre cullera' un bambino, non morira'
ne' nascera' nessuno tra gli yidn.
[...]
Guai a me, ora non c' e' nessuno. C' e' stato un po-
polo, c' e' stato, e non esiste piu'. C'e' stato un po-
polo, c' e' stato, e adesso niente.
[...]

sabato 16 dicembre 2017

NON C'E' PACE TRA... I BOSCHI

''Questa vicenda mi lascia addosso un senso di tristezza... E' in gioco la fiducia verso le istituzioni. Il punto grave è che ancora una volta si è data l' immagine di un Paese in cui ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici... per chi ha i santi in Paradiso. Oggi abbiamo perso un' altra occasione di fronte ai cittadini''.
Così parlò Maria Elena Boschi. 
Si riferiva agli incontri avuti con Vegas (Consob) e Ghizzoni (Unicredit) co i quali parlò di Banca Etruria, vicepresieduta dal Babbo Pier Luigi?
No!
Quelle parole furono pronunciate il 16 novembre 2013 a Ballarò parlando della vicenda della ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri, la quale era stata intercettata al telefono dalla procura di Torino a parlare con la moglie di Salvatore Ligresti, deplorando l' arresto del marito e dei figli, e con i dirigenti del Dipartimento amministrazione penitenziaria per sollecitare la scarcerazione di Giulia Ligresti, in precario stato di salute.
Maria Elena Boschi in quell' occasione aggiunse: ''Io al posto della Cancellieri mi sarei dimessa''.
Acta non verba.

Ma non basta.
Vincenzo Consoli, ex Ad di Veneto Banca, conferma l' incontro del marzo 2014 con Maria Elena Boschi, appena nominata ministra, e babbo, nella villa di famiglia, per arginare Bankitalia che voleva la fusione con Pop Vicenza di Etruria e Veneto Banca. La ministra, secondo Consoli, partecipa alla riunione, ascolta, non parla e dopo un quarto d' ora va via.
Non c' è pace tra... i boschi.

sabato 9 dicembre 2017

"NOTIZIE DA PAURA": nel 2017 aumentano le notizie relative ai flussi migratori e alla criminalità



PRESENTATO  IL V RAPPORTO CARTA DI ROMA, "NOTIZIE DA PAURA"
Nel 2017 assistiamo a un aumento dei toni allarmistici e a un incremento di notizie che stigmatizzano l’“altro” come un pericolo, all’ordine pubblico, alla cultura, alla salute

«Nell’organizzazione del lavoro redazione l’immigrazione è sempre meno una “emergenza” ed è sempre più una delle questioni fondamentali del nostro tempo. Non lo è, però, nella titolazione e nelle scelte politico-editoriali, nel modo di selezionare e gerarchizzare, ancor più che nel modo di confezionare e proporre, le singole notizie. Che prese una per una sono trattate quasi sempre in modo corretto, ma che spesso vengono servite al lettore come “piatti” esotici. Come extra-notizie sugli extra-comunitari. Col risultato di consolidare l’idea che l’immigrazione, e gli immigrati, non sono un fatto strutturale, che va governato, ma, appunto, una permanente emergenza. Che va fermata. Si rafforza così il senso comune dei pregiudizi e si concima il terreno su cui germoglia la mala pianta del pregiudizio xenofobo e dell’hate speech». Così Giovanni Maria Bellu, presidente dell’Associazione Carta di Roma, nell'introduzione al V Rapporto della Carta di Roma “Notizie da paura”, curato dall’Osservatorio di Pavia in collaborazione con l’Osservatorio europeo sulla sicurezza. «Chi non vuole rispettare la realtà dei fatti e preferisce mettersi al servizio della propaganda politica, non deve potersi fregiare di quello di giornalista. Quando un sistema è malato ad apparire “rivoluzionaria” non è la verità ma, come purtroppo in questo caso, l’ovvietà» ribadisce Bellu, in occasione della presentazione avvenuta oggi alla Camera dei Deputati.
Nel 2017 sono 1.087 le notizie dedicate al tema dell’immigrazione sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani, il 29% in meno rispetto all’anno precedente. Aumenta, al contrario, la visibilità del tema nei telegiornali di prima serata: 3.713 notizie, quasi mille in più rispetto al 2016, con un incremento del 26%. 
I temi del 2017 e l’incremento dei toni allarmisti
Il 2017 vede il ritorno alle notizie “urlate”, ai toni tesi e alle parole stigmatizzanti che veicolano, nel sistema dei media, la costruzione di stereotipi diffusi e dai contenuti, a volte, discriminanti. Complessivamente i temi al centro dell’agenda mediatica per tutto il 2017 – Ong e soccorso in mare, Ius soli e fatti di cronaca nera – rimandano a una narrazione problematica, quando non critica, del fenomeno migratorio.
Aumentano sia nella stampa sia nell’informazione di prima serata le notizie relative ai flussi migratori e alla criminalità. Al centro dell’agenda dei telegiornali (con il 41%) il racconto dei flussi migratori: quasi 1 notizia su 2 è dedicata alla gestione degli arrivi nel Mediterraneo centrale. Dall’avvio delle indagini della Procura di Catania nei confronti delle Ong al codice di condotta per gli interventi di ricerca e soccorso in mare, tutte questioni che vengono ampiamente ripresi e diffusi. L’elemento che emerge che da questa sovrabbondanza di notizie sui flussi migratori è il sospetto, nei confronti delle azioni degli operatori, soprattutto delle Ong.
La seconda voce in agenda è quella della criminalità e della sicurezza (con il 34%). In linea con le rilevazioni degli anni precedenti, in questa dimensione si suggerisce un nesso tra l’appartenenza etnica o di status e l’azione criminale. Come osserva il politologo Ilvo Diamanti«stiamo tornando ad avere la paura che fa spettacolo e quest’anno in particolare abbiamo delle ondate che coincidono con questi particolari eventi e questioni. Questo è già accaduto a seconda dei periodi ma in modo particolare succede  nel momento in cui ci si avvicina al periodo elettorale. La paura rimane uno strumento forte della politica»
Un fatto di cronaca nera alla fine di agosto – lo stupro di Rimini – occupa la scena mediatica: 137 in poco più di un mese, con picchi di 28 notizie in un giorno.
La voce della criminalità e della sicurezza evidenzia una differenza nella scelta delle redazioni. Nel 2017, i telegiornali Mediaset dedicano 1 notizia su 2 dell’immigrazione alla criminalità e alla sicurezza (53%). Al contrario, la criminalità pesa rispettivamente per il 22% e 25% nei telegiornali Rai e La7.
La politica anche quest’anno protagonista
Anche nel 2017 la politica resta centrale nel racconto mediatico del fenomeno migratorio ed è presente in una notizia su 3, in voce, on un soggetto politico e/o istituzionale. Nel 2017 sono 246 le notizie sullo ius soli. È da rilevare la durezza del dibattito sulla cittadinanza. Il 13% di queste notizie rimanda a un vivace scontro politico, dove l’evento che dà origine alla notizia è lo scontro stesso (rissa/disordini/bagarre/scontri/battaglia/tensione/polemiche) piuttosto che il tema in discussione.
Parole, luoghi e protagonisti dell’immigrazione
Sono stati selezionati tutti i titoli dalla rassegna stampa dell’Associazione Carta di Roma nel 2017, dal 1 gennaio al 31 ottobre: 14.813 titoli sull’immigrazione apparsi su quotidiani settimanali e riviste, nazionali e locali.
Analizzando questo ingente corpus si è ricavato che migrante profugo, senza sorpresa, svettano fra i termini più presenti nei titoli, utilizzati rispettivamente 2.455 (17% dei titoli) e 1.322 volte (9% dei titoli). Con maggiore sorpresa, la quarta parola più adoperata dalla stampa italiana nelle proprie titolazioni è stata Ong (623 volte, pari al 4% dei titoli).
A livello di luoghi invece, i titoli della stampa comprendono: Italia (menzionata 648 volte), Libia (435), Ue (405), Roma (221), Milano (114), Lampedusa (79), Austria (79), Brennero (65), Mediterraneo (61), Francia (60), Sicilia (59), Ventimiglia (54), Torino (45). Livello europeo, nazionale e locale. Luoghi di approdo, di transito e di confine che narrano storie differenti.
Il soggetto più citato nei titoli del 2017 è il ministro Minniti (377), perno del piano governativo di contenimento dei flussi migratori nel Mediterraneo, degli accordi siglati con la Libia, ma anche dell’impegno in favore della legge sulla cittadinanza. Seguono il presidente del consiglio Gentiloni (173), Renzi (108), il Papa (97), Trump (86), Raggi (72), Alfano (70)
L’analisi lessicale effettuata evidenzia quindi una ricchezza semantica dei titoli dedicati al tema immigrazione, testimone di un’informazione complessivamente plurale che include un ampio spettro di questioni e punti di vista.
Le voci dei migranti
Immigrati, migranti e profughi hanno voce nel 7% dei servizi, 2 volte in più rispetto al 2016, tornando ai valori del 2015. Ancora invisibili, tuttavia, se si pensa che, sul complessivo di tutti i servi- zi, inclusi quelli non riferiti al fenomeno migratorio, sono presenti in voce nello 0,5% dei casi.
Media, tra nazionale e locale, tra informazione e infotainment
La stampa nazionale differisce da quella locale per un’attenzione maggiore a tematiche di confronto-scontro politico, per un linguaggio più affine al commento e all’opinione rispetto alla cronaca, per un posizionamento politico e ideologico a tratti netto e, in qualche occasione, per titoli spregiudicati. La stampa locale, invece, si caratterizza per un linguaggio più aderente alla gestione dell’accoglienza sul territorio, i problemi della distribuzione dei rifugiati nei comuni, e per un’attenzione elevata alla cronaca nera, a fatti di criminalità con migranti autori o vittime di reato.
L’approfondimento qualitativo di questa edizione del rapporto è stato dedicato ai programmi di informazione e infotainment analizzando quattro eventi, che, in ordine cronologico sono: lo sgombero da parte delle forze dell’ordine di uno stabile occupato da rifugiati e richiedenti asilo, provenienti soprattutto da Etiopia ed Eritrea, in via Curtatone a Roma; l’ondata polemica che travolge don Massimo Biancalani, sacerdote di Vicofaro, in provincia di Pistoia, per aver postato su Twitter la fotografia di una giornata in piscina con alcuni migranti accolti presso la sua parrocchia; il terzo evento è un grave fatto di criminalità accaduto a Rimini: lo stupro di una giovane turista polacca e di una transessuale peruviana in una spiaggia, ad opera di un branco composto da persone di origine africana; il quarto evento è il vertice di Parigi (28 agosto) tra quattro capi di stato/di governo europei (Francia, Germania, Spagna e Italia) e alcuni capi di stato e premier africani, tra cui la Libia, per affrontare la crisi libica e rafforzare una strategia comune per il controllo dei flussi migratori.
Rispetto ai differenti approcci riscontrati nei programmi analizzati, un atteggiamento simile di ricerca di approfondimento e dibattito, seppur non sempre pacifico, accomuna i programmi analizzati di Rai e La7, alla ricerca di una pluralità di pensiero, pur senza trascurare un uso coerente e corretto di linguaggio e immagini. Diversamente, nel programma analizzato per la rete Mediaset, il tema dell’immigrazione è sistematicamente incrociato con la criminalità e l’illegalità.
L’informazione cede all’opinione. Scarseggiano gli approfondimenti e le analisi, a vantaggio di un approccio emotivo.

mercoledì 6 dicembre 2017

''SPIEGATO A RENZI PERCHE' CRESCE LA RABBIA NEGLI ITALIANI

Matteo Renzi nella sua e-news scrive: 
Yes, We Care
Il CENSIS fotografa così l'Italia: il Paese va meglio, ma cresce la rabbia, spesso indefinita. Insomma la ripresa c'è. Ma la ripresa non abbassa il rancore, tutt'altro. È un argomento molto interessante e spiega tante difficoltà dell'Italia di oggi. Io penso che dobbiamo continuare a rappresentare la speranza contro la rabbia. Ma per farlo sono necessarie entrambe le cose: liberare le energie di chi vuole provarci e dare una mano a chi resta indietro. In questo senso aver finalmente attuato il Reddito di Inclusione  è un passo in avanti. Con una battuta oggi in radio ho detto che dobbiamo mixare tra il messaggio di don Milani "I Care" (mi sta a cuore, ci tengo) e quello obamiano "Yes, we can" (noi possiamo). Meglio non giocare con l'inglese, ma l'espressione giusta della nostra campagna dovrebbe essere: "Yes, we care". Prendersi cura e dare delle opportunità, valorizzare il merito e garantire gli ultimi. Ne parleremo molto in campagna elettorale. Perché alla fine più andiamo verso la società dell'intelligenza artificiale, più umanità e sociale saranno decisivi. 
Dice il Paese va meglio ma cresce la rabbia e la ripresa non abbassa il rancore. Bella frase ad effetto. La rabbia e il rancore aumentano perchè leggendo il rapporto Censis si evice che:
''1) Il tasso di disoccupazione è ancora molto alto: il 20,8%, oltre 9 punti in più rispetto al tasso riferito all'intera popolazione in età lavorativa. Il 65,9% dei giovani di 18-34 anni dichiara di conoscere i voucher per il lavoro accessorio e il 53,6% di essere informato dell'esistenza del lavoro interinale o in somministrazione, ma solo il 48,6% conosce il programma Garanzia Giovani e meno di un terzo ha una reale conoscenza delle politiche attive del lavoro.
2) La catena degli effetti dell'invecchiamento della popolazione non risparmia l'area delle persone anziane in cerca di occupazione. Nel 2016 i disoccupati con 50 anni e oltre hanno raggiunto la cifra di 501.000, pari a 17 disoccupati su 100 totali. Se tra il 2013 e il 2016 il numero delle persone in cerca di occupazione si è ridotto di 57.000 unità, con un decremento dell'1,8%, quello dei disoccupati con almeno 50 anni è invece aumentato di 60.000 unità, con una crescita del 13,7%. 
3) Donne e lavoro, tra adattamento e normalizzazione. Le donne migliorano la loro condizione occupazionale nel corso degli ultimi mesi. delle donne in cerca di un impiego, portando il tasso di disoccupazione a crescere di 4 decimi di punto. Nel 1977 il divario tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile era pari a 41,4 punti percentuali. Il primo semestre di quest'anno ci consegna un'immagine ancora non positiva, poiché i punti del divario si sono ridotti notevolmente, ma la distanza da colmare è ancora di ben 18 punti. 

4) Insicurezza e disparità, difficili sfide per la sanità italiana. Continua a crescere la spesa sanitaria privata in capo alle famiglie, pari a 33,9 miliardi di euro nel 2016 (+1,9% rispetto al 2012). Una disfunzione classica dell'offerta pubblica è la lunghezza delle liste di attesa. Nel 2014-2017 si rilevano +60 giorni di attesa per una mammografia, +8 giorni per visite cardiologiche, +6 giorni per una colonscopia e stesso incremento per una risonanza magnetica. Un'altra disfunzione in evidente peggioramento è la territorialità della qualità dell'offerta. Circa il 64% dei cittadini è soddisfatto del servizio sanitario della propria regione, quota che scende però al 46,6% nel Sud. Durante l'ultimo anno il servizio sanitario della propria regione è peggiorato secondo il 30,5% degli italiani, quota che sale nel Sud al 38,1% e al Centro al 32,6%.
5) L'emergenza permanente della non autosufficienza. Nel 2016 le persone non autosufficienti sono 3.378.000 (l'8% della popolazione, con quote pari al 7% nel Sud, al 5,8% al Centro, al 5,5% al Nord-Est e al 4,7% al Nord-Ovest).  E nell'ultimo anno le famiglie con persone non autosufficienti hanno sperimentato maggiori difficoltà nel sostenere le spese sanitarie (il 51% rispetto al 31,5% del resto delle famiglie). Né trovano consenso tra gli italiani soluzioni come fornire l'assistenza ai non autosufficienti con i robot (il 73% degli over 75 anni è assolutamente contrario).
6) Più intensa, minorile, etnicizzata: i volti della povertà. Sono oltre 1,6 milioni le famiglie che nel 2016 sono in condizioni di povertà assoluta, con un boom del +96,7% rispetto al periodo pre-crisi. Gli individui in povertà assoluta sono 4,7 milioni, con un incremento del 165% rispetto al 2007. Tali dinamiche incrementali hanno coinvolto tutte le aree geografiche, con un'intensità maggiore al Centro (+126%) e al Sud (+100%). Il boom della povertà assoluta rinvia a una molteplicità di ragioni, ma in primo luogo alle difficoltà occupazionali, visto che tra le persone in cerca di lavoro coloro che sono in povertà assoluta sono pari al 23,2%. 
7) I rischi del mancato consenso sociale sull'età pensionabile. L'Italia è il Paese con l'età di accesso alla pensione più alta d'Europa, preceduto solo dalla Grecia. Per gli uomini 66 anni e 7 mesi nel settore pubblico, nel privato e per il lavoro autonomo. Per le donne 66 anni e 7 mesi nel settore pubblico, 65 anni e 7 mesi nel privato e 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome. . E il gap è destinato ad aumentare nel prossimo futuro. In media, l'età alla quale gli italiani pensano che andranno in pensione è 69 anni, ma l'età alla quale vorrebbero andarci è 62 anni. Nel periodo 2007-2017 diminuisce dal 47,8% al 40,8% la quota di cittadini convinti che il loro reddito in vecchiaia sarà adeguato, passa dal 23,4% al 31,2% la percentuale di chi è convinto che percepirà un reddito appena sufficiente a sopravvivere, sale dal 18% al 21,7% la quota che ritiene che avrà un reddito insufficiente''.

Mi pare che la rabbia non sia poi tanto indefinita. Se poi consideriamo gli effetti della mala politica sull' opinione pubblica, leggasi, per esempio, i pasticci delle banche con moltissimi risparmiatori fregati, i tentativi di distruggere la Costituzione più bella del mondo sventati dal 60 per cento di italiani che al referendum del 4 dicembre 2i016 ha votato no, c' è da meravigliarsi non sia scoppiata una violenta rivoluzione,

lunedì 20 novembre 2017

''L8-incontro'': vuoto come un appartamento sfitto

da Enews di Matteo Renzi
''La Leopolda "L8-incontro" sarà scoppiettante e molto incentrata sui racconti e sulle idee. Poca politica tradizionale, come ai primi tempi, e molto spazio alle storie e alle proposte. Quelle da condividere, quelle da scrivere. Ci sarà un momento di verifica sul reale stato di situazione economica del Paese, con l'esposizione dei numeri e il fact-checking sulle bufale di questi mesi. E molta curiosità per ciò che aspetta l'Italia dei prossimi anni''. 

Al solito la ''sinistra'' di Renzi  si diverte a Firenze. Ma quale sinistra? La kermesse del segretario Pd è tutta da decifrare; racconti, idee, storie, da condividere, da scrivere? Mi sembra il programma della scuola di scrittura di Baricco. Il Paese non ha bisogno di racconti, di storie, ha necessità di fatti concreti che, per esempio, aiutino i giovani a trovare lavoro, non quello provvisorio del Jobs act, buono solo a drogare le statistiche.
Saggezza dell’antico proverbio: dimmi con chi vai e cosa fai e ti dirò chi sei. 
Ho paura che anche questa volta da ''L8-incontro'' usciranno, come sempre, solo parole. Ispirandosi a  Fortebraccio si può dire che ''L8-incontro'' sarà, come al solito, vuoto come un appartamento sfitto. 

 Risultati immagini per leopolda 8 2017

BASTA TEATRINI

 "Per dirla con Catalano: l'unità è meglio... ma le cose sono un po' più complicate. A Walter e agli altri che come lui fanno appelli, ricordo che non ho sentito nessuno segnalare problemi nonostante le sconfitte degli ultimi 3 anni..mi si vuol riconoscere di avere uno straccio di idea di come battere la destra? Che avevo avvertito che c'era la mucca nel corridoio? Se restiamo in superficie con accrocchi e teatrini, la gente che ha ci ha mollati penserà: 'eccoli qua, portano acqua al solito mulino e il giorno dopo ricominciano..". Lo ha detto Pierluigi Bersani, a "1/2 ora in più" su Rai 3 dove ripete: "proporre aggregazioni senza contenuti, senza mettere una riga, senza rimettere in discussione politiche e metodi di governo, quella gente che vota altrove continuerà a votare altrove". Insomma, la gente "che è andata nel bosco, resterà nel bosco". (da ANSA)

Bersani è stato chiaro:Mdp, Si e Possibile di Pippo Civati, faranno una loro lista e andranno alle urne con il progetto di dare vita a "una nuova sinistra". Una volta in Parlamento questa nuova sinistra parlerà con il Pd, il suo interlocutore naturale.